Inserito da: hokkekyoshu | Agosto 6, 2008

Il Ghana usato come pattumiera…

International — Un’analisi condotta da Greenpeace su suolo e sedimenti prelevati da due aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Ghana rivela una forte contaminazione ambientale a causa dell’improprio riciclo e smaltimento di questi rifiuti. Il rapporto “Ghana contamination – Pericolo chimico nei siti di riciclo e smaltimento dei rifiuti elettronici” viene diffuso oggi in tutto il mondo.

Il team scientifico di Greenpeace ha visitato due aree di smantellamento e di riciclaggio illegale, una al mercato di Agboblogshie, nella capitale Accra, e l’altra nella citta’ di Korforidua. I campioni, prelevati sia da aree dove i rifiuti vengono bruciati all’aperto che da una laguna superficiale ad Abogblogshie, contengono metalli tossici come il piombo anche in quantita’ cento volte superiore ai livelli trovati in campioni di suolo e sedimenti non contaminati. Nella maggior parte dei test sono stati trovati gli ftalati, sostanze conosciute per interferire con il sistema riproduttivo. Presenti in un solo campione in concentrazioni molto elevate le diossine clorurate, noti composti cancerogeni.

La natura e l’estensione della contaminazione chimica dei siti africani e’ simile a quella trovata in un’altra indagine di Greenpeace condotta in aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Cina e India.
In Ghana, Cina e India, i lavoratori, molto spesso bambini, sono esposti a livelli consistenti di composti chimici pericolosi.

Container pieni di vecchi computer spesso rotti, monitor e TV di varie marche come Philips, Sony, Microsoft, Nokia, Dell, Canon e Siemens arrivano in Ghana da Germania, Corea, Svizzera, Olanda e Italia sotto la falsa veste di “beni di seconda mano”. Ma la maggior parte del contenuto di questi container finisce nei cantieri africani dove i rifiuti vengono trattati e bruciati a mani nude dai giovani lavoratori.

Questo “riciclo”, fatto in modo molto grossolano, ha lo scopo di estrarre parti metalliche, principalmente alluminio e rame, che poi vengono rivendute per circa 2 dollari ogni 5 chili.

Un metodo che non solo inquina l’ambiente ma che espone gli operai a fumi e ceneri potenzialmente tossiche. I Paesi ricchi continueranno ad avvelenare i Paesi più poveri del mondo fino a quando le aziende non elimineranno le sostanze pericolose dai loro prodotti elettronici e non si assumeranno la responsabilità di gestire l’intero ciclo di vita di un articolo di consumo.

greenpeace.it

Inserito da: hokkekyoshu | Luglio 16, 2008

Anche le piante produrranno energia!

La pianta che produce energi elettrica

La pianta che produce energi elettrica

La novità ne viene – guarda caso – dal Giappone e si tratta si una semplice pianta d’appartamento, piccola, poco ingombrante e, soprattutto, artificiale, che, al posto delle foglie ha delle celle solari organiche ad alta efficienza.

A seconda della necessità di produzione d’energia la sua dimensione può variare [non nel senso che cresce la pianta artificiale, ma che la costruiscono più grande, ndr], ma la dimensione standard è di 23 cm quadrati.

Ogni foglia è flessibile, in modo da non renderla troppo fragile e la struttura complessa che sta al posto delle foglie è protetta da uno strato di plastica.

Inserito da: hokkekyoshu | Luglio 16, 2008

La Nutella a favore dell’ambiente

[fonte: Greenplanet.it 13/07/08]
Greenpeace esprime soddisfazione per l’adesione di Ferrero alla moratoria sull’espansione delle coltivazioni di palma da olio nelle foreste pluviali del Sud Est Asiatico che sta provocando l’estinzione degli oranghi e devastando il clima.
greenpeace-salvaforesta-nutella.jpgIn una lettera inviata a Greenpeace Ferrero dichiara, infatti, di “essere pronta a muoversi per raggiungere, in un lasso di tempo ragionevole, i seguenti obiettivi: moratoria su ulteriori deforestazioni dovute alla produzione di olio di palma e sviluppo di sistemi credibili di tracciabilità e di certificazione di quest’ultimo”.

Ferrero precisa che tali obiettivi devono essere perseguiti all’interno della RSPO (Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile), il tavolo internazionale e istituzionale costituito a tale scopo, in collaborazione con tutti i suoi membri. Negli ultimi mesi, infatti, Unilever, presidente della RSPO, ha aderito all’appello di Greenpeace per un’immediata moratoria sull’espansione della palma daolio nelle foreste del Sud est asiatico. Unilever insieme a Greenpeace sta sensibilizzando tutti i membri della RSPO e chiedendo lo sviluppo di più efficienti e credibili parametri per garantire la sostenibilità dell’olio di palma prodotto nel Sud Est Asiatico.

“Avevamo chiesto a Nutella di impegnarsi a salvare la foresta e la dichiarazione di Ferrero per un olio di palma sostenibile ci rende felici” – dichiara Chiara Campione, responsabile campagnaForeste di Greenpeace – “Tale impegno però non avrà effetto se le altre multinazionali che aderiscono alla RSPO non smettono di distruggere le foreste pluviali del Sud Est Asiatico. Per questo motivo sostenere la moratoria è così importante.”

Proprio alla fine dello scorso mese gli attivisti di Greenpeace travestiti da giocatori della Nazionale degli ultimi oranghi del Borneo avevano chiesto anche agli Azzurri, sponsorizzati da Nutella, di inviare a Ferrero il messaggio “Nutella salva la foresta”. La protesta degli oranghi si è diffusa anche online sul sito “www.nutellasalvalaforesta.it” dove i consumatori hanno potuto inviare una lettera e un foto messaggio per chiedere a Nutella “Che mondo sarebbe senza foresta?”. A Ferrero sono arrivate più di 10.000 email.

“Ora la campagna di Greenpeace andrà avanti fino a quando tutti i membri della RSPO e le altre grandi multinazionali che utilizzano olio di palma uniranno le forze insieme a Unilever e Ferrero per fermare la distruzione delle foreste in corso.” conclude Campione.

Greenpeace.

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